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giovedì 11 giugno 2020

STEP #24-"Sintesi finale"

Questo blog è nato per analizzare tutte le sfaccettature del termine giardino. Siamo partiti dal definire un'etimologia e una descrizione del termine scoprendone poi l'origine linguistica e storica, dopo di che ho dato la mia concezione di "giardino" della mente con un'illustrazione auto prodotta. L'analisi poi è proseguita con la ricerca nelle varie fonti storiche e dalla letteratura: dalla Bibbia la storia di Adamo ed Eva, dai Promessi Sposi il giardino di Renzo e dalla Gerusalemme Liberata il giardino di Armida. Ci sono stati approfondimenti anche molto specifici infatti sono state riportate due rappresentazioni ben distinte di giardino nei Dialoghi di Platone e nello Zibaldone di Leopardi. Volendo allagarsi, prendendo l'arte in generale, ho riportato anche "Il Giardino dell'artista a Giverny" di Monet e invece dando uno sguardo al cinema è stato ripreso il giardino-labirinto del film Shining. Se prima quindi si è svolta una ricerca da un punto di vista prettamente concettuale ci sono stati anche dei post che hanno analizzato lo sviluppo nel corso della storia del giardino da un punto di vista anche architettonico. Per esempio è stata vista la differenza tra giardino medievale e moderno ed è stato preso come personaggio storico da legare al termine Luigi Vanvitelli, architetto che ha guidato la costruzione della Reggia di Caserta e del suo giardino.Siamo poi arrivati fino ai giorni nostri portando come esempio il Bosco Verticale a Milano e introducendo problemi come la vivibilità in città. Infine ci sono due post strettamente legati al momento storico nel quale sono stati scritti dove sono stati riportati dei brevi scorci di vita durante la quarantena a causa del Covid-19, uno personale e uno preso da un fatto di cronaca.



martedì 9 giugno 2020

STEP #22-" 1° dicembre 1943"

Prima puntata-"Preludio"
Torino, 1943
Antonio è un operaio di 38 anni, lavora per la RIV, azienda nata per la produzione di cuscinetti a sfera ma che con la prima guerra mondiale si era convertita in una fabbrica di armi. Non è mai stata una persona molto attiva negli scioperi che facevano in fabbrica, a lui non importavano troppo le condizioni in cui lavorava ma gli bastava lavorare per mandare avanti la propria famiglia. Non era neanche una persona schierata politicamente, si preoccupava solo della sua dimensione ed era sempre concentrato su ciò che faceva. L'unico momento che ritaglia per se stesso è la pausa pranzo nel giardino di fronte l'uscita principale. Non era un giardino vero e proprio ma una panchina un po' isolata dal mondo circostante con due aiuole ai lati e con un melo dietro. Qui Antonio ogni giorno mentre pranza comincia a farsi domande sul mondo circostante, sul senso della guerra, nel caso in cui ne abbia uno, e sul suo ruolo in questa, se sia giusto lavorare in una fabbrica che sostanzialmente produce armi. Dice che in realtà è il "fresco" di novembre a farlo ragionare in quel modo, ecco perché preferisce stare fuori durante la sua pausa invece che al caldo con i suoi colleghi.

Seconda puntata-"Bombardieri"
Torino, 1943 
È il primo dicembre e come tutti i giorni Antonio sta pranzando fuori quando ad un certo punto la tranquillità del suo Eden personale viene improvvisamente interrotta da un fragore in lontananza. Sembra un temporale ma al posto delle nuvole ci sono delle fusoliere metalliche che si librano in cielo sotto l'azione di forze che lui non sa spiegarsi e al posto dei tuoni il rumore assordante proveniente dai motori dei bombardieri B-17. Sta per piovere. Si attiva un allarme e tutti gli operai sanno che devono scappare e di conseguenza Antonio si alza, si ferma un istante a guardare il suo punto di ritrovo con se stesso e corre via.

Terza puntata-"Quiete"
Torino, 1945
Dopo il primo dicembre di due anni prima Antonio non era più tornato sul suo vecchio luogo di lavoro e durante questo periodo aveva cominciato a lavorare per un fioraio, uno dei pochi rimasti. Il primo dicembre di quell'anno, essendo finita la guerra, decide di tornare sul luogo dove una volta sorgeva la RIV, in via Nizza 150 trovando solo il ricordo di quella che era la sua vita passata. Ritrova anche il suo piccolo giardino o meglio quello che ne è rimasto, la panchina. Questa senza apparenti motivi è rimasta illesa e Antonio decide di sedersi. Ripensa a cosa sia per lui la guerra giungendo alla conclusione che non esiste una parola vera e propria per descriverla. È solo distruzione e morte che segna le vite delle persone di un'intera città, di uno stato, del mondo intero. Per un'ultima volta si alza dalla panchina, si gira, lascia un mazzo un mazzo di crisantemi e va via.


lunedì 8 giugno 2020

STEP #21-"Etica ambientale"

"ètica s. f. [dal lat. ethĭca, gr. ἠϑικά, neutro pl. dell’agg. ἠϑικός: v. etico1]. – Nel linguaggio filos., ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo, soprattutto in quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali i mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri, e quali i criterî per giudicare sulla moralità delle azioni umane: e. socratica, e. edonistica, e. kantiana, e. utilitaristica, e. nietzschiana; Etica Nicomachea e Etica Eudemea, titoli di due opere morali di Aristotele. In senso più ampio, complesso di norme morali e di costume che identificano un preciso comportamento nella vita di relazione con riferimento a particolari situazioni storiche: e. greca, e. cristiana; e. protestante, quella che, secondo le tesi del sociologo tedesco Max Weber (1864-1920), avrebbe informato in Europa lo spirito del capitalismo dopo il 16° sec. nei paesi protestanti, o fra le sètte protestanti all’interno dei paesi cattolici (si tratterebbe di un’etica razionalistica che assegna fini essenzialmente mondani, quali l’impegno, il lavoro, la riuscita, e soprattutto l’accumulazione metodica della ricchezza). In partic., e. professionale, l’insieme dei doveri strettamente inerenti alle attività professionali svolte nella società."



Dopo aver dato una definizione di etica prendiamo in esame il modo con il quale questa vada a trovare un'intersezione con il concetto di giardino.Consideriamo quindi quella che è definita etica ambientale che si pone l'obbiettivo di andare a ridefinire il rapporto tra umano e non umano sovrastando la visione precedente di matrice antropocentrica. Secondo questo modo di ragionare bisognerebbe ripensare dalle basi il modo di agire umano a favore di un maggiore impegno ambientalistico.
L'etica ambientale anche se ha cominciato ad affermarsi alla fine degli anni '70 ha radici molto più antiche ma senza essere mai trattata in modo approfondito. Si può pensare a Platone che con la voce di Crizia parla degli effetti antropologici sulla natura senza però scendere in un'analisi dettagliata o a Locke il quale afferma che l'uomo deve essere il saggio amministratore della natura ma rimanendone però il padrone.
Come già detto questo tipo di mentalità è stata dettato da un forte antropocentrismo perpetrato nel corso dei secoli il quale è difficile da oltrepassare a favore di una mentalità più eco-orientata. Da questo punto di vista si può cogliere anche quello che può essere un aspetto negativo di questo tipo di etica. Infatti non bisognerebbe mettere completamente in secondo piano l'uomo ma invece bisognerebbe cercare un giusto equilibrio tra le due parti e ne è la prova la presenza di varie correnti di pensiero di forza e ampiezza diverse più o meno pro alla presenza dell'essere umano in questa filosofia.


Fonti:
Fonti immagini:

STEP #20-"Il giardino della sofferenza"

Giacomo Leopardi

"Non gli uomini solamente, ma il genere umano fu e sarà sempre infelice di
necessità. Non il genere umano solamente,
ma tutti gli animali. Non gli animali
soltanto ma tutti gli altri esseri al loro modo. Non gl'individui, ma le specie, i
generi, i regni, i globi, i sistemi, i mondi.
Entrate in un giardino di piante, d'erbe, di fiori. Sia pur quanto volete ridente. Sia
nella più mite stagion dell'anno. Voi non potete volger lo sguardo in nessuna
parte che voi non vi troviate del patimento. Tutta quella famiglia di vegetali è in
stato di souffrance, qual individuo più, qual meno. Là quella rosa è offesa dal
sole, che gli ha dato la vita; si corruga, langue, appassisce. Là quel giglio è
succhiato crudelmente da un'ape, nelle sue parti più sensibili, più vitali. Il dolce
mele non si fabbrica dalle industriose, pazienti, buone, virtuose api senza
indicibili tormenti di quelle fibre delicatissime, senza strage spietata di teneri
fiorellini. Quell'albero è infestato da un formicaio, quell'altro da bruchi, da
mosche, da lumache, da zanzare; questo è ferito nella scorza e cruciato dall'aria
o dal sole che penetra nella piaga; quello è offeso nel tronco o nelle radici;
quell'altro ha più foglie secche; quest'altro è róso, morsicato nei fiori; quello
trafitto, punzecchiato nei frutti. Quella pianta ha troppo caldo, questa troppo
fresco; troppa luce, troppa ombra; troppo umido troppo secco. L'una patisce
incomodo e trova ostacolo e ingombro nel crescere, nello stendersi; l'altra non
trova dove appoggiarsi, o si affatica e stenta per arrivarvi. In tutto il giardino tu
non trovi una pianticella sola in istato di sano dal vento o dal suo proprio peso; 
là un zeffiretto va stracciando un fiore, volaità perfetta. Qua un ramicello è rotto
con un brano, un filamento, una foglia, una parte viva di questa o quella pianta,
staccata e strappata via. Intanto tu strazi le erbe co' tuoi passi; le stritoli, le
ammacchi, ne spremi il sangue, le rompi, le uccidi. Quella donzelletta sensibile e
gentile va dolcemente sterpando e infrangendo steli. Il giardiniere va
saggiamente troncando, tagliando membra sensibili, colle unghie, col ferro".
(Bologna, 19 aprile 1826).

"Certamente queste piante vivono; alcune perché le loro infermità non sono
mortali, altre perché ancora con malattie mortali, le piante, e gli animali altresì,
possono durare a vivere qualche poco di tempo. Lo spettacolo di tanta copia di
vita all'entrare in questo giardino ci rallegra l'anima, e di qui è che questo ci pare
essere un soggiorno di gioia. Ma in verità questa vita è trista e infelice, ogni
giardino è quasi un vasto ospitale (luogo ben più deplorabile che un cemeterio),
e se questi esseri sentono o, vogliamo dire, sentissero, certo è che il non essere
sarebbe per loro assai meglio che l'essere".
(Bologna, 22 aprile 1826).

Copertina dello Zibaldone


Il testo su riportato è tratto dallo Zibaldone di Giacomo Leopardi, una raccolta di pensieri del suddetto poeta. In questo passo particolare egli descrive la sua visione di un giardino che, osservato con gli occhi della ragione, appare come un luogo che a prima vista può sembrare quasi idilliaco ma che in realtà rappresenta il dolore insito nella natura. Infatti il poeta si fa forte di tale souffrance, come lui la chiama, per far capire al lettore che il male del mondo trascende l'essere umano e permea tutti gli esseri viventi anche se questi ad un occhio poco attento possono sembrare di essere in una situazione di tranquillità e bellezza apparente. Ed ecco così che Leopardi ribalta il topos del locus amoenus trasformando il giardino, prima simbolo di un luogo idilliaco e di pace, in un esempio di infelicità che, sfociando nel pessimismo cosmico, unisce tutti gli esseri del creato.


Fonti immagini:

domenica 7 giugno 2020

STEP #19-"Utopia dei giardini"

"Utopìa s. f. [dal nome fittizio di un paese ideale, coniato da Tommaso Moro nel suo famoso libro Libellus ... de optimo reipublicae statu deque nova Insula Utopia (1516), con le voci greche οὐ «non» e τόπος «luogo»; quindi «luogo che non esiste»]. – 1. Formulazione di un assetto politico, sociale, religioso che non trova riscontro nella realtà ma che viene proposto come ideale e come modello; il termine è talvolta assunto con valore fortemente limitativo (modello non realizzabile, astratto), altre volte invece se ne sottolinea la forza critica verso situazioni esistenti e la positiva capacità di orientare forme di rinnovamento sociale (in questo senso utopia è stata contrapposta a ideologia). 2. estens. Ideale, speranza, progetto, aspirazione che non può avere attuazione: la perfetta uguaglianza fra gli uomini è un’u.; la pace universale è sempre stata considerata un’u.; queste sono utopie!"


Utopia, di Sir Thomas More


L'autore Michele C. Del Re presenta la sua concezione di utopia legata ai giardini nel libro "Utopia del giardino. Cercar giardini del sogno". Come riporta la pagina stessa del libro:

"Con “Utopia del giardino”, Michele del Re ci conduce ai giardini ideali nel mondo verso la valle divina di Hunza, l’erta favolosa di Cintra, il contra-mundus di Monte Verità, e ci narra la fioritura di giardini talvolta iperreali, talvolta ridotti a quinte teatrali, nel cinema popolato di giardini; questo, sulla strada del giardino come utopia, come grande archetipo. Incontreremo alcuni giardini costruiti come percorsi, dal piccolo bosco-giardino delle Palómbole (work in progress mio e se volete, dei lettori), alla meraviglia che è la Scarzuola, per poi ritrovare i giardini nei sogni, e in ultimo il segreto archetipo delle nostre nostalgie, delle nostre speranze, della nostra attesa. E forse la conclusione ci riporterà a sentire il giardino come grande momento d’incontro tra noi e la dinamica del cosmo, di cui facciamo parte ora e sempre. In un bosco magico, non in un giardino, si svolge l’itinerario di Ulisse avviato dalla Maga Circe ai misteri dell’oltretomba; in un bosco magico Enea trova il ramoscello d’oro guida al suo peregrinare. Ma quando l’eroe stesso crea il luogo magico, lo forgia e lo modella ai suoi fini di trascendente realizzazione, allora sorge un giardino del sogno che, muto per il profano, trova senso con la guida segreta della maga, o dell’unicorno o del cavallo alato, oppure con la chiave arcana che sta lì, davanti a tutti, presente nel disegno, nelle piante, nella configurazione del giardino; ma bisogna saperlo leggere, il giardino, perché quadrati, aiuole, fontane, ghiribizzi apparentemente casuali, statue più o meno nascoste conducano alla porta d’oro della conoscenza."


Utopia del giardino, di Michele C. del Re

Fonti:
Fonti immagini:

sabato 6 giugno 2020

STEP #18-"Oltre il giardino"

Nella filosofia contemporanea il termine giardino viene associato all'autore Massimo Venturi Ferriolo. Infatti questo filosofo è colui che ha scritto il libro Oltre il giardino nel quale viene espressa la sua idea di "filosofia di paesaggio". Questo particolare modo di pensare si pone come obbiettivo di "trasformare il mondo in un giardino e il giardino in un mondo" dove il giardino diventa metafora del vivere in armonia con la natura. Come fare tutto ciò? Questa è la domanda che il libro si pone.

Di seguito due interviste all'autore:




venerdì 29 maggio 2020

STEP #16-"Luigi Vanvitelli"

Luigi Vanvitelli(Napoli 1700) è stato colui che ha progettato la reggia di Caserta e più in particolare il giardino di questa. Si è ispirato al giardino della reggia di Versailles unendo questo alla tradizione rinascimentale italiana.

lunedì 25 maggio 2020

STEP #15-"La vivibilità in città"

L'urbanizzazione cittadina sta sviluppando sempre più una componente eco-friendly e infatti nei nuovi progetti urbani è sempre presente uno spazio dedicato al verde. Purtroppo la costruzione di aree verdi è spesso limitata, infatti se consideriamo queste in un contesto di riqualificazione urbana, molte volte sono impossibili da costruire a causa di limitazioni spaziali. L'uomo però ha bisogno di un contatto con la natura e qui interviene il giardino che però ha dei limiti. L'essere umano può cercare di riprodurre l'apparente stato di disordine naturale ma senza riuscirci, perché il giardino in sé è un paradosso, infatti cerca di ricongiungere l'uomo con quella che era una volta la sua casa ma per definizione è un qualcosa di artificiale che non potrà mai ricollegarsi a in toto con la natura. La natura quindi sembra quasi l'iperuranio platonico dove il giardino ne è la copia che non potrà mai raggiungerla, ma solo tendere ad essa.



domenica 17 maggio 2020

STEP #14-"Il giardinaggio in quarantena"

In questo periodo di quarantena forzata, ormai quasi volta al termine(si spera) è sempre più cresciuto il desiderio di riconciliarsi con la natura. Questo è molto evidente nell'articolo del giornale "La Nazione: Pontedera" che riporta uno spaccato di vita nel comune di Palaia(Pisa). Viene raccontata la storia di due vivaisti, padre e figlio, che con l'inizio di questo periodo di crisi hanno cominciato a consegnare le loro piante a domicilio ma che poi con la riapertura al pubblico dei vivai sono riusciti a diffondere le loro passioni anche magari verso chi non aveva mai pensato di crearsi un piccolo orto o giardino, sul terrazzo o addirittura sul balcone. Inoltre anche i più piccoli si sono avvicinati a questa attività sperando di poter veder crescere al meglio la propria piantina. Di seguito l'articolo:

Nicolò e Massimo Calloni, proprietari del vivaio "Parco delle rose"

sabato 16 maggio 2020

STEP #13-"Ingegneria e giardini"

Con il corso del tempo l'idea di giardino è andata evolvendosi fino ad arrivare a quella che è attualmente. La dimensione privata del giardino ha assunto tutto un altro significato. Ci sono varie figure nell'ambito ingegneristico che hanno a che fare con i giardini nel contesto odierno.

Bosco verticale, Milano

L'ingegnere edile ad esempio è colui che si occupa del processo edilizio durante tutto il suo corso. Mentre l'architetto è colui che pensa al come deve "apparire" l'edificio, l'ingegnere edile coordina gli elementi strutturali con quelli ornamentali affinché tutto funzioni come dovrebbe. Un ottimo esempio è il Bosco Verticale a Milano, un complesso architettonico residenziale di due palazzi nel quale viene coniugata l'idea di vivere a contatto con la natura in un contesto cittadino. Tutta la costruzione è stata volta a favorire un contatto più intimo con la natura, a cercare di riportare il suo fascino artificialmente, proprio come era il giardino inglese nel 1800. Tutto ciò però non sarebbe stato possibile senza un'analisi teorica attuata in precedenza, sul peso della struttura ma anche su quello delle piante che essendo più di duemila specie è rilevante. Qui entra in gioco l'ingegnere civile che si occupa di prevedere in modo analitico tutte le reazioni di una struttura a forze esterne o sforzi interni che come detto in questo caso non sono pochi.

Fonti immagini:


domenica 10 maggio 2020

STEP #12-"Il giardino nel pensiero medievale e moderno"

Nel medioevo...

L' hortus conclusus è il tipico giardino recintato medievale. Questo si divideva in varie parti:
-l'orto in cui si coltivavano gli ortaggi destinati alla mensa
-l'orto dei semplici dove venivano coltivate erbe aromatiche per insaporire i cibi e erbe medicinali.
-il frutteto.
-il verziere o giardino delle delizie.
Quest'ultimo è uno spazio nel quale, nell'immaginario collettivo del tempo, era il luogo nel quale venivano ambientate le storie cavalleresche e dove dame e cavalieri si intrattenevano cantando, conversando o suonando. 
Si differenziano da questi i giardini dei monasteri o delle abbazie, non per grandi differenze strutturali, dato che anche in questo caso l'horto viene diviso in quattro parti, ognuna destinata alla coltura di piante diverse, ma per la sua concezione. Questo tipo di giardino doveva avere una forte matrice cristiana e seguire la regola benedettina, infatti era diviso da due vialetti ortogonali e nell'intersezione veniva piantato un albero o costruita una fontana dove il primo simboleggiava l'albero della conoscenza presente nell'Eden o il legno della Croce e la seconda invece rappresentava la vita e la rinascita.

Giardino medievale a Torino
...e nel mondo moderno

L'evoluzione dell'hortus conclusus ha portato alla creazione di giardini che, pur avendo una matrice geometrica, hanno cominciato a dialogare con il paesaggio. Nel XVII secolo infatti i giardini venivano strutturati nel modo più simmetrico possibile, rispettando regole matematiche e tagliando piante e alberi per dare loro forme non più totalmente geometriche ma anche rotondeggianti. Vengono poi introdotte delle vedute panoramiche e prospettiche generate dalle piante invece che dagli elementi in muratura. In seguito da questo tipo di giardino, subendo anche influenze esterne, si evolverà il giardino all'italiana.

Giardino barocco francese a Versailles

venerdì 1 maggio 2020

STEP #11-"Il giardino davanti casa"

Prima
Il 2020 è un anno particolare, doveva essere visto come l'anno della rinascita, del nuovo decennio e invece è iniziato nel peggiore dei modi, con la pandemia globale. Ormai non ricordo neanche più quanti giorni di quarantena siano trascorsi, è una sensazione particolare. Infatti, volendo ripercorrere ogni singolo giorno, sembra che il tempo sia volato ma è soltanto ripensando all'inizio, ripensando al freddo di Febbraio, che ci si rende davvero conto di quanto ne sia passato in realtà.
Dopo
La prima volta che sono stato messo in crisi dallo scorrere del tempo è stato con l'arrivo della primavera. Era inizio Aprile quando un giorno, uscendo per andare a fare la spesa, ho notato gli alberi del giardino davanti casa erano verdi. L'ultima volta che li avevo visti erano ancora spogli; guardandoli si poteva percepire ancora l'inverno e i momenti di libertà passati. Quelle piante e quegli alberi mi hanno fatto ricordare tutte quelle cose che davo per scontato: alle persone che a fine sessione esami sono tornate a casa e che ho salutato con "Ci vediamo a Marzo", ai compleanni festeggiati a mezzanotte al freddo e a tutti quei bambini che, giocando in quel giardino pubblico, rappresentavano l'essenza stessa di quel periodo senza troppe preoccupazioni.
Io credo ancora che il 2020 possa essere un anno per un nuovo inizio e questa situazione di crisi ci ha soltanto messo alla prova. Il difficile sarà riabituarsi alla vita precedente, a quella vita che chiamavamo "normale" quando adesso la normalità è quasi diventata quella che stiamo vivendo.


Link al sito del governo riguardante il COVID-19:

martedì 28 aprile 2020

STEP #10-"Il Labirinto"

Per quanto riguarda il cinema, ecco di seguito riportata la scena dove viene presentato il giardino-labirinto dell' Overlook Hotel in Shining:




STEP #09-"Il giardino dell'impressionismo"

Il giardino dell'artista a Giverny
Claude Monet
1900
Musée d'Orsay, Parigi

lunedì 27 aprile 2020

STEP #08-"I giardini di Adone e il rapporto tra scrittura e parola"

I Dialoghi di Platone costituiscono quasi tutta la sua produzione letteraria e filosofica. Questi sono 34 al quale si aggiunge un Epistolario e L'Apologia di Socrate. In particolar modo si può ritrovare il termine "giardino" nel dialogo tra Socrate e Fedro. Vengono così nominati i Giardini di Adone i quali erano dei piccoli vasi con all'interno del terriccio e alcuni semi di frumento che venivano portati sui tetti a terrazza salendo delle scale a pioli. Questi semi esposti al forte calore del sole, anche perché questa pratica in onore di Adone veniva fatta durante il periodo della Canicola, a luglio, sarebbero germogliati e fioriti per poi appassire repentinamente senza dare alcun frutto. Infine questi venivano gettati in delle sorgenti o in mare per poi scomparire.
Platone

Perché Socrate nel dialogo cita questa usanza?

Bisogna partire dal presupposto che nel V secolo a.C. ci fu un momento in cui il libro ha cominciato a prendere sempre più piede in Grecia sostituendo quella che era la tradizione orale. Il filosofo riporta poi nel suo discorso con Fedro il modo di ragionare del contadino saggio che tenendo ai propri semi pianterà questi nei luoghi e nei momenti giusti, aspettando il dovuto, per poi ricavarne dei frutti ripudiando quella che è la pratica dei giardini di Adone. La similitudine sta nel fatto che Socrate paragoni i giardini di Adone alla scrittura che risulta incapace di trasmettere dei messaggi seri e profondi. Questa incapacità è inoltre data dal fatto che non vi sia uno scambio interattivo di idee tra maestro e discepoli ma soltanto una trasmissione meccanica di nozioni che però non favorisce la nascita di un nuovo pensiero. A fare ciò è invece il dialogo che, oltre a favorire la trasmissione di messaggi più profondi e complessi, permette lo scambio di idee e fa in modo che i semi della conoscenza di germoglino dando vita a quelli che saranno nuovi modi di pensare e che rimarranno poi fortemente impressi all'interno dell'anima. Ecco di seguito il passo di Fedro:


Terrazze dove venivano riposti i Giardini di Adone

SOCRATE: Per l'appunto. Ora dimmi questo: l'agricoltore che ha senno pianterebbe seriamente d'estate nei giardini di Adone i semi che gli stessero a cuore e da cui volesse ricavare frutti; e gioirebbe a vederli crescere belli in otto giorni, o farebbe ciò per gioco e per la festa, quand'anche lo facesse? E riguardo invece a quelli di cui si è preso cura sul serio servendosi dell'arte dell'agricoltura e seminandoli nel luogo adatto, sarebbe contento che quanto ha seminato giungesse a compimento in otto mesi? 

FEDRO: Farebbe così , Socrate: sul serio per gli uni, diversamente per gli altri, come tu dici. 

SOCRATE: Dovremo dire che chi possiede la scienza delle cose giuste, belle e buone abbia meno senno dell'agricoltore con le sue sementi? 

FEDRO: Nient'affatto. 

SOCRATE: Allora non le scriverà seriamente nell'acqua nera, seminandole attraverso la canna assieme a discorsi incapaci di difendersi da sé con la parola, e incapaci di insegnare in modo adeguato la verità. 

FEDRO: No, almeno non è verosimile. 

SOCRATE: Infatti non lo è. Ma a quanto pare seminerà e scriverà i giardini di scrittura per gioco, quando li scriverà, serbando un tesoro da richiamare alla memoria per se stesso, nel caso giunga «alla vecchiaia dell'oblio», e per chiunque segua la sua stessa orma, e gioirà a vederli crescere teneri. E quando gli altri faranno altri giochi, ristorandosi nei simposi e in tutti i divertimenti fratelli di questi, egli allora, a quanto pare, invece che in essi passerà la vita a dilettarsi in ciò di cui parlo. 

FEDRO: è un gioco molto bello quello che dici, Socrate, rispetto all'altro che è insulso: il gioco di chi sa divertirsi coi discorsi, narrando storie sulla giustizia e sulle altre cose di cui parli. 

SOCRATE: Così è in effetti, caro Fedro: ma l'impegno in queste cose diventa, credo, molto più bello quando uno, facendo uso dell'arte dialettica, prende un'anima adatta, vi pianta e vi semina discorsi accompagnati da conoscenza, che siano in grado di venire in aiuto a se stessi e a chi li ha piantati e non siano infruttiferi, ma abbiano una semenza dalla quale nascano nell'indole di altri uomini altri discorsi capaci di rendere questa semenza immortale, facendo sì che chi la possiede sia felice quanto più è possibile per un uomo. 

FEDRO: Ciò che dici è molto più bello.

Fonti:
-https://www.ledonline.it/Il-Segno-le-Lettere/allegati/Mariani-Eden-VIII-Desideri.pdf

Fonti immagini:
-http://www.succedeoggi.it/2016/07/la-questione-platone/
-https://www.romanoimpero.com/2014/04/adonaea-giardini-di-adone.html

domenica 26 aprile 2020

STEP #07-"Il giardino di Armida"

Come citato nel post precedente, un esempio di giardino nella letteratura, stavolta in versi e non in prosa, viene portato da Tasso nella Gerusalemme Liberata, più precisamente nel XV canto con il Giardino di Armida. Questo viene presentato a livello estetico come una specie di locus amoenus , uno spazio idilliaco nel quale sembra esserci sempre la primavera che però è in realtà il frutto di un artificio diabolico. Infatti il giardino in questione non è altro che un luogo di tentazione per i due cavalieri, Carlo e Ubaldo. Di seguito il passo:




XV, 53
Ma poi che già le nevi ebber varcate
e superato il discosceso e l’erto,
un bel tepido ciel di dolce state
trovaro, e ‘l pian su ‘l monte ampio ed aperto.
Aure fresche mai sempre ed odorate
vi spiran con tenor stabile e certo,
né i fiati lor, sí come altrove sòle
sopisce o desta, ivi girando, il sole;

 54
né, come altrove suol, ghiacci ed ardori
nubi e sereni a quelle piaggie alterna,
ma il ciel di candidissimi splendori
sempre s’ammanta e non s’infiamma o verna,
e nudre a i prati l’erba, a l’erba i fiori,
a i fior l’odor, l’ombra a le piante eterna.
Siede su ‘l lago e signoreggia intorno
i monti e i mari il bel palagio adorno.

55
I cavalier per l’alta aspra salita
sentiansi alquanto affaticati e lassi,
onde ne gian per quella via fiorita
lenti or movendo ed or fermando i passi.
Quando ecco un fonte, che a bagnar gli invita
l’asciutte labbia, alto cader da’ sassi
e da una larga vena, e con ben mille
zampilletti spruzzar l’erbe di stille.

56
Ma tutta insieme poi tra verdi sponde
in profondo canal l’acqua s’aduna,
e sotto l’ombra di perpetue fronde
mormorando se ‘n va gelida e bruna,
ma trasparente sí che non asconde
de l’imo letto suo vaghezza alcuna;
e sovra le sue rive alta s’estolle
l’erbetta, e vi fa seggio fresco e molle.

57
«Ecco il fonte del riso, ed ecco il rio
che mortali perigli in sé contiene.
Or qui tener a fren nostro desio
ed esser cauti molto a noi conviene:
chiudiam l’orecchie al dolce canto e rio
di queste del piacer false sirene,
cosí n’andrem fin dove il fiume vago
si spande in maggior letto e forma un lago.»

58
Quivi de’ cibi preziosa e cara
apprestata è una mensa in su le rive,
e scherzando se ‘n van per l’acqua chiara
due donzellette garrule e lascive,
ch’or si spruzzano il volto, or fanno a gara
chi prima a un segno destinato arrive.
Si tuffano talor, e ‘l capo e ‘l dorso
scoprono alfin dopo il celato corso.

59
Mosser le natatrici ignude e belle
de’ duo guerrieri alquanto i duri petti,
sí che fermàrsi a riguardarle; ed elle
seguian pur i lor giochi e i lor diletti.
Una intanto drizzossi, e le mammelle
e tutto ciò che piú la vista alletti
mostrò dal seno in suso, aperto al cielo;
e ‘l lago a l’altre membra era un bel velo.

60
Qual matutina stella esce de l’onde
rugiadosa e stillante, o come fuore
spuntò nascendo già da le feconde
spume de l’ocean la dea d’amore,
tal apparve costei, tal le sue bionde
chiome stillavan cristallino umore.
Poi girò gli occhi, e pur allor s’infinse
que’ duo vedere e in sé tutta si strinse;

61
e ‘l crin, ch’in cima al capo avea raccolto
in un sol nodo, immantinente sciolse,
che lunghissimo in giú cadendo e folto
d’un aureo manto i molli avori involse.
Oh che vago spettacolo è lor tolto!
ma non men vago fu chi loro il tolse.
Cosí da l’acque e da’ capelli ascosa
a lor si volse lieta e vergognosa.

62
Rideva insieme e insieme ella arrossia,
ed era nel rossor piú bello il riso
e nel riso il rossor che le copria
insino al mento il delicato viso.
Mosse la voce poi sí dolce e pia
che fòra ciascun altro indi conquiso:
«Oh fortunati peregrin, cui lice
giungere in questa sede alma e felice!

63
Questo è il porto del mondo; e qui è il ristoro
de le sue noie, e quel piacer si sente
che già sentí ne’ secoli de l’oro
l’antica e senza fren libera gente.
L’arme, che sin a qui d’uopo vi foro,
potete omai depor securamente
e sacrarle in quest’ombra a la quiete,
ché guerrier qui solo d’Amor sarete,

64
e dolce campo di battaglia il letto
fiavi e l’erbetta morbida de’ prati.
Noi menarenvi anzi il regale aspetto
di lei che qui fa i servi suoi beati,
che v’accorrà nel bel numero eletto
di quei ch’a le sue gioie ha destinati.
Ma pria la polve in queste acque deporre
vi piaccia, e ‘l cibo a quella mensa tòrre.»

65
L’una disse cosí, l’altra concorde
l’invito accompagnò d’atti e di sguardi,
sí come al suon de le canore corde
s’accompagnano i passi or presti or tardi.
Ma i cavalieri hanno indurate e sorde
l’alme a que’ vezzi perfidi e bugiardi,
e ‘l lusinghiero aspetto e ‘l parlar dolce
di fuor s’aggira e solo i sensi molce.

66
E se di tal dolcezza entro trasfusa
parte penètra onde il desio germoglie,
tosto ragion ne l’arme sue rinchiusa
sterpa e riseca le nascenti voglie.
L’una coppia riman vinta e delusa,
l’altra se ‘n va, né pur congedo toglie.
Essi entràr nel palagio, esse ne l’acque
tuffàrsi: la repulsa a lor sí spiacque.


XVI, 1
Tondo è il ricco edificio, e nel piú chiuso
grembo di lui, ché quasi centro al giro,
un giardin v’ha ch’adorno è sovra l’uso
di quanti piú famosi unqua fioriro.
D’intorno inosservabile e confuso
ordin di loggie i demon fabri ordiro,
e tra le oblique vie di quel fallace
ravolgimento impenetrabil giace.

2
Per l’entrata maggior (però che cento
l’ampio albergo n’avea) passàr costoro.
Le porte qui d’effigiato argento
su i cardini stridean di lucid’oro.
Fermàr ne le figure il guardo intento,
ché vinta la materia è dal lavoro:
manca il parlar, di vivo altro non chiedi;
né manca questo ancor, s’a gli occhi credi.

3
Mirasi qui fra le meonie ancelle
favoleggiar con le conocchia Alcide.
Se l’inferno espugnò, resse le stelle,
or torce il fuso; Amor se ‘l guarda, e ride.
Mirasi Iole con la destra imbelle
per ischerno trattar l’armi omicide;
e indosso ha il cuoio del leon, che sembra
ruvido troppo a sí tenere membra.

4
D’incontra è un mare, e di canuto flutto
vedi spumanti i suoi cerulei campi.
Vedi nel mezzo un doppio ordine instrutto
di navi e d’arme, e uscir da l’arme i lampi.
D’oro fiammeggia l’onda, e par che tutto
d’incendio marzial Leucate avampi.
Quinci Augusto i Romani, Antonio quindi
trae l’Oriente: Egizi, Arabi ed Indi.

5
Svelte notar le Cicladi diresti
per l’onde, e i monti co i gran monti urtarsi;
l’impeto è tanto, onde quei vanno e questi
co’ legni torreggianti ad incontrarsi.
Già volàr faci e dardi, e già funesti
sono di nova strage i mari sparsi.
Ecco (né punto ancor la pugna inchina)
ecco fuggir la barbara reina.

6
E fugge Antonio, e lasciar può la speme
de l’imperio del mondo ov’egli aspira.
Non fugge no, non teme il fier, non teme,
ma segue lei che fugge e seco il tira.
Vedresti lui, simile ad uom che freme
d’amore a un tempo e di vergogna e d’ira,
mirar alternamente or la crudele
pugna ch’è in dubbio, or le fuggenti vele.

7
Ne le latebre poi del Nilo accolto
attender par in grembo a lei la morte,
e nel piacer d’un bel leggiadro volto
sembra che ‘l duro fato egli conforte.
Di cotai segni variato e scolto
era il metallo de le regie porte.
I due guerrier, poi che dal vago obietto
rivolser gli occhi, entràr nel dubbio tetto.

8
Qual Meandro fra rive oblique e incerte
scherza e con dubbio corso or cala or monta,
queste acque a i fonti e quelle al mar converte,
e mentre ei vien, sé che ritorna affronta,
tali e piú inestricabili conserte
son queste vie, ma il libro in sé le impronta
(il libro, don del mago) e d’esse in modo
parla che le risolve, e spiega il nodo.

9
Poi che lasciàr gli aviluppati calli,
in lieto aspetto il bel giardin s’aperse:
acque stagnanti, mobili cristalli,
fior vari e varie piante, erbe diverse,
apriche collinette, ombrose valli,
selve e spelonche in una vista offerse;
e quel che ‘l bello e ‘l caro accresce a l’opre,
l’arte, che tutto fa, nulla si scopre.

10
Stimi (sí misto il culto è co ‘l negletto)
sol naturali e gli ornamenti e i siti.
Di natura arte par, che per diletto
l’imitatrice sua scherzando imiti.
L’aura, non ch’altro, è de la maga effetto,
l’aura che rende gli alberi fioriti:
co’ fiori eterni eterno il frutto dura,
e mentre spunta l’un, l’altro matura.

11
Nel tronco istesso e tra l’istessa foglia
sovra il nascente fico invecchia il fico;
pendono a un ramo, un con dorata spoglia,
l’altro con verde, il novo e ‘l pomo antico;
lussureggiante serpe alto e germoglia
la torta vite ov’è piú l’orto aprico:
qui l’uva ha in fiori acerba, e qui d’or l'have
e di piropo e già di nèttar grave.

12
Vezzosi augelli infra le verdi fronde
temprano a prova lascivette note;
mormora l’aura, e fa le foglie e l’onde
garrir che variamente ella percote.
Quando taccion gli augelli alto risponde,
quando cantan gli augei piú lieve scote;
sia caso od arte, or accompagna, ed ora
alterna i versi lor la musica òra.

13
Vola fra gli altri un che le piume ha sparte
di color vari ed ha purpureo il rostro,
e lingua snoda in guisa larga, e parte
la voce sí ch’assembra il sermon nostro.
Questi ivi allor continovò con arte
tanta il parlar che fu mirabil mostro.
Tacquero gli altri ad ascoltarlo intenti,
e fermaro i susurri in aria i venti.

14
«Deh mira» egli cantò «spuntar la rosa
dal verde suo modesta e verginella,
che mezzo aperta ancora e mezzo ascosa,
quanto si mostra men, tanto è piú bella.
Ecco poi nudo il sen già baldanzosa
dispiega; ecco poi langue e non par quella,
quella non par che desiata inanti
fu da mille donzelle e mille amanti.

15
Cosí trapassa al trapassar d’un giorno
de la vita mortale il fiore e ‘l verde;
né perché faccia indietro april ritorno,
si rinfiora ella mai, né si rinverde.
Cogliam la rosa in su ‘l mattino adorno
di questo dí, che tosto il seren perde;
cogliam d’amor la rosa: amiamo or quando
esser si puote riamato amando.»

16
Tacque, e concorde de gli augelli il coro,
quasi approvando, il canto indi ripiglia.
Raddoppian le colombe i baci loro,
ogni animal d’amar si riconsiglia;
par che la dura quercia e ‘l casto alloro
e tutta la frondosa ampia famiglia,
par che la terra e l’acqua e formi e spiri
dolcissimi d’amor sensi e sospiri.

Fonti immagini:
-https://illuminationschool.wordpress.com/2014/02/05/rinaldo-e-armida-giardini-specchi-e-labirinti/

STEP #24-"Sintesi finale"

Questo blog è nato per analizzare tutte le sfaccettature del termine  giardino . Siamo partiti dal definire un' etimologia e una descriz...